vendo tutto

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  a settembre due giorni di freddo, l’anno scorso. ancora immaginavo un futuro ben preciso.

aria profumata, biodiversità, pace. forse devo spostarmi un po’ più a sud, lontana dalla storia originaria. troppi ostacoli.

vediamo che succede.

vendo tutto.

terreno con sorgente, pinnetta, oliveto boschetto e parte seminativo. vendo anche casa, che si trova in paese. tutto in blocco se possibile.

 

settembre

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pere selvatiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fichi d'india

 

 

 

 

 

 

 

 

gabbiani che riprendono possesso del loro habitat

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giardino sabbioso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

?

questa è la storia di palla di lardo

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Palla di lardo

C’ERA UNA VOLTA UNA GROSSA PALLA DI LARDO, avida e invidiosa, mai sazia; di cibo spazzatura, di “possedere tutto”, di   giudicare gli altri. gelosa delle iniquità della vita (che si sa, è di passaggio). Egocentrica e ormai prossima… a rotolare giù dalla torre. Passava il suo tempo, forse per lei non così prezioso?, ad inventare metodi e sistemi per mettere i bastoni tra le ruote al più debole. nessuno doveva godere di niente. nel suo piccolo e misero mondo “possessocentrico” passava le notti insonni… “Si, farò così, devo marcare il territorio”, proprio come un cane che piscia sui muri. e godeva soddisfatta nel vedere i sogni altrui svanire. “nella merda devi rimanere…” e ancora “creppau” “Si, farò tagliare tutta l’erba del campo, lo farò, perchè lì ci ho pisciato io prima di te” La palla di lardo si gratificava ingurgitando merendine monnezza, e aveva le tette devastate dalle piaghe. Proprio come la nonna snaturata della candida Erendira, che nascondeva monete e lingotti d’oro tra le tette, e morì abbracciando se stessa nel timore che qualcun’altro potesse togliergli “il suo tesoro”

Arrivò, come per tutti i viventi il giorno della dipartita.

I necrofori intenti a ricomporre la salma dovettero fare i conti con il rigormortis

Si consultarono sul terrazzo della casa, da dove si godeva una vista spettacolare, troppo grande per essere imboscata nel reggiseno.

Il vento faceva sventolare le code dei lunghi cappotti neri, e i cappelli a cilindro volarono via volteggiando a spirale.

I lunghi nasi convergevano in un punto ideale.

L’ultimo disperato autoabbraccio.

La posizione di una mummia egizia.

Eppure non sprigionava nessun fascino o mistero. Stava lì, rigida, con le grasse braccia ormai verdastre strette attorno alle enormi tette.

Dovettero fratturargli le ossa per darle una cristiana posizione.

L’oro si era incastonato.

Riuscirono dopo ore di lavoro ad estrarre fino all’ultima moneta.

Nella stanza, uomini sudati per la grande fatica.

Finito il lavoro, e lasciata la salma alla seconda perquisizione, (quella dei parenti) si spartirono il maltolto.

rione crabola

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alcuni scorci di Cuglieri nel rione crabola;

una delle vecchie case.

                                                                                                                                                                                                Una veduta di Santa Maria dalla piazzetta di via Buonfiglio Mura

questa è la piazzetta

 le antiche case fiorite dalle rocce

e il profumo delle erbe selvatiche

fanno venire la voglia di non andarsene più

mirto

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Questo liquore digestivo   tipicamente sardo  racchiude i profumi intensi della nostra Isola. Viene ancora fatto in molte case     Le ricette, dall’una all’altra, hanno qualche variante, e ognuno pensa che il suo sia migliore degli altri.    C’è chi preferisce farlo con l’acquavite, chi leggero, chi denso ect.   ma in linea di massima per avere un ottimo mirto bisogna rispettare il periodo del “bagno” e i dosaggi..

Intanto vanno raccolte le bacche, alla fine di dicembre, anche prima di Natale,quando si esce per procurarsi le frasche  di mirto per preparare i letti dove di adagiano gli arrosti.

In questo modo si fa un viaggio per due servizi; ma si possono raccogliere le bacche fino al mese di gennaio, tutto il mese.

Di solito, durante una bella escursione a piedi, ci si imbatte nella macchia di mirto e se ne raccoglie un po’, con le mani, ( non ha spine ) evitando di traumatizzare la pianta.

Non dobbiamo fare una produzione industriale, quindi solo un po’, un sacchetto e  poi a casa si pesa

Proviamo a farlo insieme?

INGREDIENTI

Bacche di mirto da riempire un contenitore di vetro da due litri

Rapporto: 650 Grammi di zucchero X 1 Litro di Acqua di fonte o minerale naturale X 1 Litro di essenza

Sciroppo: Zucchero: 650 Grammi X 1 litro di acqua

Alcool  puro a 90° 1 litro, ma meglio acquavite, e allora diminuisce la quantità di acqua e quindi di zucchero, ma non complichiamoci la vita:

quando si inizia ad avere dimestichezza col prodotto, perché ogni anno se ne fa un po’, allora si può sperimentare, usare diversi dolcificanti, magari a parte, e vedere che succede.

Pensavo di provare con il miele

PREPARAZIONE

 

1) – Per prima cosa procuratevi un grande contenitore in vetro con chiusura ermetica.

2) – Ripulire le bacche di mirto da foglie e rami lavare e asciugare (bacche mature, non secche)

3) – Riempire il contenitore di bacche di mirto, quasi fino all’orlo (meno  2 cm.)  senza pressarle.

4) – Versare l’alcool nel contenitore fino a sommergere tutte le bacche di mirto.

5) – Mettere il contenitore in un posto asciutto e buio e lasciare a macerare per 45/50 giorni.

6) – Verificare periodicamente il livello dell’alcool e aggiungerne se mancante.

7) – Dividere le bacche dall’essenza: scolare le bacche in un recipiente – mettere un colabrodo e rovesciare tutto il contenuto… L’essenza viene messa in una bottiglia di vetro e tenuta da parte -

8) – Pressare le bacche con un torchietto spremitutto in acciaio inox o con un torchio a leva, naturalmente se non l’avete, vi conviene comprarlo, non aspettatevi che qualcuno vi presti gli strumenti  per fare il mirto…, ma si possono anche stringere in un panno di cotone pulito e pressare a mano. in ogni caso non macinate le bacche di mirto (insomma come per fare il vino) in modo da estrarne l’essenza contenuta… aggiungere l’essenza ricavata dalle bacche all’altra già messa da parte…

9) – Colare tutta l’essenza con un panno di cotone… Verificare la quantità di essenza ricavata complessivamente, perchè da ciò dipenderà quanta acqua con zucchero bisognerà preparare.

(ipotizziamo (1) un litro di essenza):

10) – Mettere sul fuoco una pentola con (1) un litro di acqua

11) Aggiungere (ad acqua fredda) 650 grammi di zucchero avendo cura di mescolare bene anche durante la fase di ebollizione.

12) – Portare e lasciare in ebollizione, sempre mescolando, circa 10/12 minuti -  Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare nello stesso contenitore.

13) -Prendere un bottiglione da due litri che sia ben lavato e asciutto… Versare l’essenza e lo sciroppo di acqua e zucchero fino a riempimento… Miscelare bene il tutto e conservare in luogo asciutto e buio per (15) quindici giorni circa, avendo cura di capovolgerlo ogni due o tre giorni affinché i sedimenti che si posano sul fondo si uniformino con i vari componenti.

(La gradazione finale del mirto sarà di circa 33/35° se lo volete più leggero, basterà aumentare il dosaggio dello sciroppo di acqua e zucchero… Ma non oltre il limite di (1,5) un litro e mezzo di sciroppo x litro di essenza di mirto, altrimenti   andate alla fonte de tiu memmere che butta acque poco calcaree, direi ottime.

salute

 

filuferru

 

limoncello

 

nocino

 

 

piano piano forte forte

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  piano piano gente. la casa è quasi pronta. a pasqua il primo gruppo ospite.io    arrivo prima per completare l’opera e dare una bella pulita.

a presto le foto.

il progetto prende forma. ma prima la casa il punto di partenza, la stazione da cui muoversi.

a prestoooooooooooo

santa caterina

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DSCF2248

filastrocca per guarire

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si strofina delicatamente la parte dolorante mentre si pronuncia la seguente filastrocca più volte:

sana sana

melda ‘e attu rana

melda ‘e attu areste

su chi fudi este

 

 

bivacco a canigherbu zona tuvu rundine

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http://bioosservatorio.altervista.org

da questa casetta di pietra, ultracentenaria, costruita a secco, ho potuto osservare alcuni uccelli che ho elencato in queste pagine.  il posto è Canigherbu, sulla riva del rio abba lughida nell’omonima vallata, tra alte rupi boschi di leccio e olivi secolari. ABBALUGHIDA significa acqua limpida, anche se questa estate ho trovato incastrato tra i sassi un flacone di tinta per capelli. bisogna essere proprio dei maiali, senza offesa per i maiali che non si tingono i capelli.

oltre ad essere un osservatorio di eccezione, potrebbe essere anche una bella area di sosta,

PROGETTO

Si arriva anche con una panda, se bisogna prendere cose pesanti, come legna da ardere; ma è meglio andarci a piedi se l’intento è conoscere e assaporare la bella natura del posto: boschi, acque, uccelli, frutti e fiori.

abbiamo iniziato a ripristinare l’oliveto.

il passo contemporaneo/successivo è “l’adozione degli alberi da frutto” nell’area lungo il rio. Questa è stata un orto rigoglioso e bello da guardare. con una grande varietà di erbe selvatiche che non ci sono più, perche se le pappano le pecore al pascolo.

ho iniziato con la liberazione del limone, imprigionato dai rovi e circondato dalle canne, che si stanno prendendo un sacco di spazio. successivamente ho riportato alla luce il muretto a secco che delimita un vecchio confine, e che pare utile mantenere per delimitare l’area del futuro orto e frutteto. Lungo il torrente, ma anche in altre parti del terreno ci sono degli alberi da frutta ed erbe commestibili.

all’entrata troviamo i topinambur, squisiti tuberi dal sapore patato/carciofesco. subito dopo un maestoso noce. il povero albero è completamente coperto da rampicanti e rovi.

inizierei a pulirlo intorno, staccando le piante rampicanti dal terreno, in modo che muoiano e togliendo i robi. Non bisogna assolutamente staccare i rami dell’edera attaccati al tronco; questa operazione potrebbe uccidere l’albero. Dopo, liberarlo intorno di un paio di metri, tagliando l’erba.

in successione, troviamo peri, meli, melograni, fichi. ai margini del canneto orchidee, in fondo il limone, e tornando indietro dal lato opposto al lungo fiume, due castagni, un boschetto di lecci e sughere, un albero maestoso di cachi. Tanti tantissimi rovi pieni di more.

intorno alla casetta, troviamo un nocciolo, dei ciliegi un noce e dei prugnoli a ridosso di una roccia., oltre agli olivi. nel bel mezzo vicino al boschetto, susini, altri ciliegi e credo proprio che ci sia un corbezzolo. tutto il resto è nascosto dai rovi.

La casetta non è abitabile. di fronte all’entrata troneggia un grande tavolo adatto a momenti conviviali.

lo spazio diventerà ideale per soste e rifocillarsi dal caldo.

 

Brezzza di bosco e di mare

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Trenino Bosa_Tresnuraghes

La stazioncina di Tres Nuraghes pullula di gente. Ci saranno una ventina di persone, tutti tirati a lucido..?in carrozza, si parte?,e dalla stazione in pianura inizia la canzone del trenino.

Ciuffo-ciuffo-ciuffo-ciuffo.
Pappo-buffo-e-mi-nde-affutto,Ecco che inizia la salita, si biede da domo de su mastru e linna.

Ciuf-fo-ciuf-fo-ciuf-fo-ciuf-fo-
Pap-po-buf-fo-e-min-de-af-futto-

La salita si fa più ripida, e il macchinista/fochista, aumenta la dose di carbone nella fornace affamata che brucia e divora a più non posso

c-i-u-f-f-o-c-i-u-f-f-o-c-i-u-f-f-o-c-i-u-f-f-o-
ca-no-bi-la-fat-to-pru-su-
c-i-u-f-f-o-c-i-u-f-f-o-c-i-u-f-f-o-c-i-u-f-f-o-
ca-no-bi-la-fat-to-pru-su-

La salita diventa ancora più ripida, rallenta il trenino a carbone, e a passo d?uomo si dirige verso la cima del crinale; i passeggeri, pendolari occasionali, hanno la possibilità di scendere e fare scorta di fichi neri, da un maestoso albero che si trova proprio a metà salita

c-i-u-u-f-f-f-o-c-i-u-u-f-f-f-o-c-i-u-u-f-f-f-o-c-i-u-u-f-f-f-o-
ca-a-no-o-bi-i-la-a-fa-a-a-tt-o-o-o-pru-u-u-su-u-u-u-
c-i-u-u-u-f-f-f-o-o-c-i-u-u-u-f-f-f-o-o-c-i-u-u-u-f-f-f-o-o-c-i-u-u-u-f-f-f-o-o-
ca-a-a-no-o-o-bi-i-i-la-a-a-fa-a-a-a-tt-o-o-o-o-pru-u-u-u-su-u-u-u-

ecco raggiunta la fine della salita, un po? di pianura e poidisceeesaaaaaavolontà

Ciuf-fo-ciuf-fo-ciuf-fo-ciuf-fo-
Pap-po-buf-fo-emin-de-af-futto-
Ciuffo-ciuffo-ciuffo-ciuffo.
Pappo-buffo-e-mi-nde-affutto

Fino a Bosa la strada è lunga


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