questa è la storia di palla di lardo

vento, Viaggi  Tagged Commenti disabilitati

Palla di lardo

C’ERA UNA VOLTA UNA GROSSA PALLA DI LARDO, avida e invidiosa, mai sazia; di cibo spazzatura, di “possedere tutto”, di   giudicare gli altri. gelosa delle iniquità della vita (che si sa, è di passaggio). Egocentrica e ormai prossima… a rotolare giù dalla torre. Passava il suo tempo, forse per lei non così prezioso?, ad inventare metodi e sistemi per mettere i bastoni tra le ruote al più debole. nessuno doveva godere di niente. nel suo piccolo e misero mondo “possessocentrico” passava le notti insonni… “Si, farò così, devo marcare il territorio”, proprio come un cane che piscia sui muri. e godeva soddisfatta nel vedere i sogni altrui svanire. “nella merda devi rimanere…” e ancora “creppau” “Si, farò tagliare tutta l’erba del campo, lo farò, perchè lì ci ho pisciato io prima di te” La palla di lardo si gratificava ingurgitando merendine monnezza, e aveva le tette devastate dalle piaghe. Proprio come la nonna snaturata della candida Erendira, che nascondeva monete e lingotti d’oro tra le tette, e morì abbracciando se stessa nel timore che qualcun’altro potesse togliergli “il suo tesoro”

Arrivò, come per tutti i viventi il giorno della dipartita.

I necrofori intenti a ricomporre la salma dovettero fare i conti con il rigormortis

Si consultarono sul terrazzo della casa, da dove si godeva una vista spettacolare, troppo grande per essere imboscata nel reggiseno.

Il vento faceva sventolare le code dei lunghi cappotti neri, e i cappelli a cilindro volarono via volteggiando a spirale.

I lunghi nasi convergevano in un punto ideale.

L’ultimo disperato autoabbraccio.

La posizione di una mummia egizia.

Eppure non sprigionava nessun fascino o mistero. Stava lì, rigida, con le grasse braccia ormai verdastre strette attorno alle enormi tette.

Dovettero fratturargli le ossa per darle una cristiana posizione.

L’oro si era incastonato.

Riuscirono dopo ore di lavoro ad estrarre fino all’ultima moneta.

Nella stanza, uomini sudati per la grande fatica.

Finito il lavoro, e lasciata la salma alla seconda perquisizione, (quella dei parenti) si spartirono il maltolto.

Tillu-tillu-tilluruddai

Musica, vento  Tagged 13 Commenti »

Elena Ledda

 

..cantasa ancora o rusignolu, con sa solìtta tua melodia

le note prendono il mare, arrivano al basso mediterraneo, il nord africa,
E ancora verso ovest, lungo la costa del Marocco, lo stretto di Gibilterra e la Spagna.

L’Andalusia

A tratti sembra quasi musica francese.
Ed ecco il suono del mare e il canto degli uccelli.
tillutillutilluruddai.

a ninnia sa pippia

Custu est su porcu
custu l’ha mortu
custu l’ha cottu…
custu l’ha segau
custu l’ha pappau

luna luna luna
donami fortuna
donami dinai..


WordPress Theme & Icons by N.Design Studio. WPMU Theme pack by WPMU-DEV.
Entries RSS Comments RSS Accedi