la casetta di pietra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa pagina vuole far conoscere un progetto coraggioso.

Penso che il logico futuro del nostro pianeta sia il ritorno alla terra; in alternativa al sistema di guerre, sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, dell’umanità e del mondo animale.

Quello che attualmente caratterizza la nostra epoca ci ucccide e ci sfrutta e da questo è giusto pensare di uscire.

Mi sono trasferita in Sardegna (terra di origine) a luglio del 2015, improvvisamente, di punto in bianco. Provengo da Firenze, e nella città ho trascorso la maggior parte della mia vita.

E’ mia intenzione occuparmi di un terreno, abbandonato da più di dieci anni, da quando è morto mio padre. Il posto ha bisogno di grossi interventi. Il bosco sta invadendo l’oliveto e la zona di quello che era l’orto.

Gli alberi da frutto sono sommersi dai rovi, lo stesso per il canale dell’acqua che dalla sorgente arriva al fiume.

Piove dentro la pinnetta.

Sono anni che il terreno viene usato come pascolo, il terreno è compattato e crescono poche vatrietà di erbe.

Come ha preso piede il progetto.

OSSERVAZIONI

 La prima cosa che ho fatto QUANDO SONO ARRIVATA: andare a riscoprire il posto, passarci del tempo, capire quali sono le sue risorse e ricchezze naturali.

1)L’abbandono del terreno ha fatto si che diventasse un habitat per una certa quantità di animali

Nei cespugli nidificano uccelli insettivori. Ho identificato pettirossi e cinciarelle. Ma ho visto anche svolazzare cornacchie.

In alcune cavità rocciose potrebber

o vivere degli animali. Ho identificato una donnola e un topo di campagna. E un passaggio di cinghiale, inequivocabile.

Ho visto anche uno strano rettile. Tipo un serpente con le gambe, di colore verdastro, lucido, lungo forse 40 cm. Non avevo mai visto in vita mia un simile animale.

LA NATURA E’ UNA GRANDE MAESTRA

Quindi, ho chiuso dlle zone al pascolo, e già adesso si vede la grande differenza e la grande quantità di tipi di erbe che crescono dove è recintato. Stefano e Sara inorridiranno al pensiero, pensando di doversi fare il culo a decespugliare, ma capiranno che non è l’erba che ci da fastidio, anzi. Semmai sono i rovi e i cardi, che alle pecore NON piacciono

Le zone che ho chiuso, sono l’ex orto e la zona della casina (pinnetta) fino a sopra la sorgente.

2)Le erbe cresciute nelle “zone protette” fanno prevedere l’arrivo in massa di coccinelle e api. Inoltre, se prima crescevano solo cardi e finocchi, adesso si intravedono radicchi e cicorie, agli e porri selvatici, calendule e centocchi, cespuglietti di inula viscosa e altre erbe che non conosco.

Nella zona umida, ho identificato giunchi, graminacee acquatiche tipo cannucce in grande quantità, garofani acquatici, menta.

3)Osservando le erbe spontanee capisco la sinergia tra speci.

Dove ci sono i finocchi ci sono anche carote selvatiche e porri. Nella coltivazione dell’orto sinergico è una delle consociazioni raccomandate.

C’è un punto dove si è formato un filare spontaneo di finocchi. Li lascerò dove sono; hanno tutta l’aria di sembrare perenni. Accanto a loro voglio seminare carote e cipolle. Meglio di così. Voglio assecondare la natura. Non credo che farò aiole rialzate. Voglio esattamente sfruttare i dislivelli già esistenti nel terreno: vecchi solchi, sgrufolate di cinghiali, ecc.

USARE QUELLO CHE GIA’ C’E’.

usare gli sfalci secchi per pacciamare, ora che non ci sono ancora semi, e che non si rischia la propagazione. Una buona pacciamatura è la graminacea tipo canna da fiume. Un’altra, sono gli stecchi dei finocchi selvatici. Li ho usati per coprire dove si passa.

SOPRATTUTTO L’OLIVETO HA BISOGNO DI INTERVENTI SERI.

A fine mese (febbraio) verrà un amico ad aiutarci nella potatura.

Le piante sono malconce, il terreno è compattato per l’uso che se ne è fatto con il pascolo. Le erbe che imperano sono cardi e rovi.

  1. una leggera fresatura: Con macchinario adatto. Ma un’altra idea ho rubato dalla memoria storica del mondo contadino.

  2. Le galline e il loro lavoro. Costruire pollai mobili e permettere alle galline di ruspare e beccare in cerca di vermetti. Il triplice vantaggio: a) il terreno viene fresato, senza il pericolo di sciupare le radici più vicine alla superfice e senza intaccare il microsistema nell’immediato sottosuolo. b) le galline pasteggeranno con le larve della mosca olearia rimpiattate nel suolo e nelle drupe cadute dall’albero.c) avremo uova fresche e sane. Questa operazione diminuirà di molto la futura popolazione di questo parassita, e preparerà il campo per la semina di favette, adatte ad arricchire il terreno.

  3. Dare fine al pascolo permetterà ad altre erbe di crescere ed ospitare o attirare insetti utili, di lavorare il terreno con le loro radici, ossigenandolo e nutrendolo dopo lo sfalcio periodico.

    Su questo argomento siamo in disaccordo. I miei compagni d’avventura, ritengono che le pecore diminuiscono di molto il lavoro con il decespugliatore. Il che può essere vero, se non fosse che: le pecore non mangiano i rovi e nemmeno i cardi. Mangiando le erbe e sradicandone alcune impoveriscono il suolo, oltre che compattarlo e asfissiarlo. Nello sfalcio la pianta si lascia a terra creando umus e compost. Quello che ci fa impazzire sono i rovi e i cardi.

I rami sono coperti di licheni e muschio, e c’è molto secco. Molte piante hanno la rogna.

Nel progetto specifico riguardante l’oliveto c’è in primo luogo la potatura e la chiusura al pascolo

(permetteremo al pastore di passare attraverso un corridoio realizzato appositamente); il ripristino del tappeto erboso, e la sistemazione delle reti per la racccolta delle olive (fine ottobre);, la fresatura con i polli, la semina delle favette in tutta la sua area. Prevedo un paradiso terrestre. Alla metà della primavera, sistemare le trappole per la mosca e attirare coccinelle e altri insetti utili con l’impianto di arbusti specifici.

 LA ZONA UMIDA.

Comprende un area di circa 5o metri quadri, e si identifica dalla presenza di piante acquatiche.                                                                             (Sarebbe interessante farne la zona finale di un impianto di fitodepurazione.)

RENDERE ABITABILE IL POSTO                                                                                                                                                                                                       Restauro della casetta di pietra e allestire la cucina da campo in una piazzola adiacente, con aiole di aromatiche.                                               creare una doccia e una scaletta sotto il noce che scende al fiume