Sono sulla riva, da questa parte del mare.
Sto osservando l’0rizzonte verso ovest.
Il traghetto è già partito, e si mischia alla notte come una goccia di acqua in una pennellata di tempera.
Col miocannocchiale a infrarossi, vedo bene la sagoma e le luci che lo posizionano alla vista degli altri.
Non c’è problema.
Siamo in molti ad essere trapiantati, proprio come gli eucalipti, quelli che lasciano un profumo speciale nell’aria. Chi si parcheggia un attimo sotto questi boschetti, di cui i margini delle strade, strette e contorte, sono pieni, rimane fermo, a capire, da dove viene quell’odore così particolare che ha l’aria in Sardegna.
Questi alberi vengono da lontano. Non sono piante autoctone.
Sono state importate per la loro capacità di crescere velocemente.
Dopo i disboscamenti selvaggi, attuati dai vari colonizzatori, dai tempi dei Romani in poi, la necessità di trovare legname è diventata impellente. Proseguire allo scavo delle miniere, allo sfruttamento totale del territorio,….per il puntellamento delle gallerie.
Questo mi diceva mio padre, che da giovanissimo, prima di sradicarsi, aveva lavorato nelle miniere della zona di Iglesias.

Eccoci qui sulla penisola.
A crescere inutilmente, perchè il mercato del lavoro nn ci richiede più.
Come dannati?..oppure come fenicotteri rosa,cerchiamo il nostro stagno, senza nemmeno più sapere da dove arriviamo.
(Amnesia, certo, dovuta ad uno stress post trapianto.)
Succede questo.
La penisola sta iniziando il rigetto.
Mi avvicino al mare, sempre volentieri, e aspetto l’onda, nel caso che il traghetto sia già partito.
E subito, appena l’acqua salmastra mi appoggia a terra, dall’altra parte, mi alzo, una scrollatina agli abiti, e finalmente riaggancio la mia storia originaria.
Questa capacità di spostarmi sulle onde e trovarmi in Sardegna nel tempo di una telefonata, mi è stata trasmessa dagli antenati, più da vicino da mia nonna. Strega e saggia donna. Molto pratica e poco fumosa, appunto.
Anche lei estirpata e trapiantata, ma in tarda età.
Così posso mischiare le carte del tempo, e raggiungere prima il poi e poi il prima.
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In direzione degli stagni con Barda ad osservare “sagentiarrubia”.
Sa genti arrubia è anche il titolo di un inserto che elaboriamo insieme, interno ad una rivista bimensile.
I fenicotteri ci hanno ispirato per definire il percorso di questo lavoro.
E da là siamo partiti per verificare quello che virtualmente abbiamo intrapreso insieme. Ripercorrendo una strada, quella della memoria.
Io nn sono una grande chiacchierona. Prima scruto e osservo. Poi, la certezza di essere con una buona guida nn mi ha messo fretta.
La curiosità grossa era verso di lui.
Come lo immaginavo e come è nella realtà. Nel percorso comune, di martedì scorso, sulle strade della memoria