Un ampio corridoio freddo e in penombra.
Rumori metallici amplificati da un eco senza tempo, e aria stagnante. Nemmeno un raggio di sole, un angolo di luce, un odore di aria.
Ista Muda! ( stai zitta )
Nell?ufficio matricola una guardia scrive su una tastiera.
Mi tolgono i ferri, e procedono alla registrazione dei miei dati. Ora le impronte digitali. La consegna del fascicolo personale, dalle mani del maresciallo della scorta a quelle delle guardie.
E quel fascicolo sarei io, secondo loro. La mia vita in quei fogli pieni di timbri.
Mi hanno trasferita all?improvviso, non mi hanno permesso di preparare la borsa. Sono riuscita a portare via solo le mie lettere e due libri. Sono ancora in pigiama, col giubbotto addosso e con le scarpe da ginnastica.
Unica soddisfazione: I carabinieri hanno vomitato per tutta la traversata. Io no, conosco il mare.
Da quando sono nata percorro quel tratto, e non so cosa sia la nausea da mare mosso.
Non speravo davvero di tornarci in questo modo.
Aprono il fascicolo e controllano la provenienza. (continentale)
Cominciano ad offendermi in sardo.
Gli rispondo.
?Muti voi?penso.
?Petza bendìa? dico.
Rimangono davvero muti, loro.
Cumprendede! (pensano a voce alta)
Seo Sarda!
Abbaidana su nomene?
Mi aspettavo una scarica di botte, in certi posti è così che esprimono il benvenuto.
Non importa se sei una donna. Anzi, forse nella loro perversione ci provano più gusto.
Avevo cominciato ad irrigidirmi già scendendo dal furgone blindato.
Respiro profondo.

Coscienza di ogni muscolo.

Il ?chi?.

Mestre Boca, istruttore di wu-shu, e amico brasiliano, mi aveva spiegato bene come fare per ..incassare.
Mi aveva aiutata a costruire l?armonia tra corpo e mente, uscendo dall?insegnamento della non/cultura occidentale, che vuole separato in due, quello che non può esserlo.
Il corpo e la mente.

Una leggerezza fisica e una grande elasticità.
Di questo ero fatta.
Non legno, non ferro, forse acqua..anzi vapore.
Grande Mestre Boca .
Grande anche io.
Avevo di fronte i suoi occhi neri, la sua pelle quasi blu, il suo corpo leggero come l?aria, compatto, forte.
Grandissimo Mestre Boca.
Era accanto a me per aiutarmi. Come un pae do santo. Un cabloco. Uno spirito staccatosi un momento dal suo corpo, per venire accanto a me, forse farmi diventare invisibile, e uscire da quei cancelli pesanti, e da quell?eco metallica e di muffa.Mi portarono nella sezione femminile di Buoncammino,(per chi non lo sapesse, è il carcere di Cagliari) nel camerone. Le altre donne mi indicarono il letto e l’armadietto, mi fecero un caffè.
Avevo passato la zona d?ombra.