Custu si pode narrere, ca l’ischini tottusu, ma si l’ammentana? (e se sbaglio, correggetemi)

Mia nonna era fuori dalla porta che rimetteva dentro la sedia, dopo essere stata a prendere il fresco con le altre donne de “su ighinau” (del vicinato). Appena dentro mi chiede di accompagnarla nell’orto perchè aveva paura. In realtà ero io ad avere paura, dell’asino. Lei aveva trovato la scusa per chiaccherare un attimo con me.

Salite le scale di lavagna, si arrivava di fronte ad una porticina di legno, oltre la quale un cortile, con una grossa vite di uva bianca che si contorceva di fronte ai nostri occhi. Sulla destra, sotto la tettoia che portava al gabinetto, l’asino sbatteva gli zoccoli sul selciato, e tutt’intorno, le rocce coperte di rampicanti spontanei e di rose rosa, si alzavano fino a “sa rocca lada”.

E quel profumo…che si sente solo in sardegna…di mare…di erbe, forse di eucalipti…

Passando dalla grotta, si arrivava all’orto. In un angolo, mia nonna tirò fuori dalla terra, un pezzo di fil di ferro, seguito da una bottiglia di vetro attaccata per il collo. Era acquavite. Puro distillato di vinaccia, dal profumo di uva, e dal gradevole sapore che dava alla testa. Basta che rimanga al naso quell’aroma alcoolico, che perde tutta la sua gradevolezza. L’alcool non si deve sentire, il profumo dell’uva si. E ne basta un goccetto per cominciare a cantare. E come deve andare giù se non come l’acqua?

Dovete sapere che il monopolio sugli alcoolici impedisce di distillare più di un certo numero di litri a uso domestico, farne anche un litro in più, presuppone avere dei problemi con la Finanza. Da qui la necessità di nascondere il prodotto.

Quell’anno mio nonno aveva fatto tanto vino, nella vigna affacciata sul mare. Buona annata di giusta acqua e giusto sole, e tutta quella vinaccia avrebbe dato ottimo “filu ‘e ferru”.
Stavamo commettendo un gravissimo reato contro lo stato.

Io e mia nonna, associate per delinquere in un comune disegno criminoso al fine di evadere una tassa? Non saprei.

Mio nonno avrebbe dovuto buttare tutto ai maiali? No no no, meglio fare su filu ‘e ferru..Abba ardente.

E qui interviene l’etica professionale. Ogni azione naturale, può essere un reato, secondo le esigenze che lo stato ha in quel momento.

Ma la vera etica, è di non nuocere all’economia della comunità in cui si vive, sia che si tratti della famiglia, di un gruppo di amici, di un paese, di una jazz band. Chi nuoce è chi impedisce di distillare su filu ‘e ferru. In quantità adeguata al risultato della vinaccia rimasta dalla lavorazione del vino.

Chi nuoce è chi impedisce di tagliare un po’ d’erba per la vacca che ha appena partorito, perchè quello è un parco naturale.

Ma non mi sembra di avere mai sentito dire, che al pascolo, le bestie distruggono la natura. Anzi, se non si tratta di allevamenti intensivi, al pascolo si mantiene un equilibrio, per non parlare della concimazione che avviene naturalmente quando pascolano le bestie.

Quindi,  per il benessere del pianeta, delle bestie e dei pastori, ci dice che è bene andare a tagliare l’erba, e fare andare il bestiame nei campi. Un parco non deve essere un salotto, ma la salvaguardia di un ecosistema. tutto il mondo dovrebbe essere un parco, spazio che permette ad un ciclo naturale ed economico, di continuare a garantire lavoro e dignità.

Infilai la bottiglia nella borsa a sacco, e di corsa da Tiu Peppinu. In quei giorni, sarebbero arrivati i suoi due figli dal Belgio, e in casa c’era un gran fermento.

nocino

limoncello

mirto