vendo tutto

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  a settembre due giorni di freddo, l’anno scorso. ancora immaginavo un futuro ben preciso.

aria profumata, biodiversità, pace. forse devo spostarmi un po’ più a sud, lontana dalla storia originaria. troppi ostacoli.

vediamo che succede.

vendo tutto.

terreno con sorgente, pinnetta, oliveto boschetto e parte seminativo. vendo anche casa, che si trova in paese. tutto in blocco se possibile.

 

Scambi

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ACCETTO SCAMBIO LAVORO  IN TERRENO AGRICOLO

se qualcuno vuole passare una vacanza in sardegna lo può fare anche qui,                                                                                                                                  in cambio di lavoro.                                                                                                                                                                                                                            Vorrei realizzare un progetto per il quale ho bisogno di un po’ di aiuto.

I lavori da fare sono molti, e da qualunque parte inizio va sempre bene.

I lavori agricoli: tagliare i rovi e altro per arieggiare l’oliveto e il frutteto,  costruire recinzioni anti-pecora                                                                          I lavori di muratura: 1)direzionare le acque e predisporre per la loro raccolta. 2)restauro della casina di pietra, tetto che perde e stuccatura della pareti interne.                                                                                                                                                                                                                               Falegnameria: posare il pavimento che attualmente è in terra battuta. pensavo di usare dei pallet.   

Progettazione di un impianto di fitodepurazione

Il posto è molto bello. dista 10 minuti dal mare sulla costa occidentale della sardegna, e si trova in una zona boscosissima.  la casa che metto a disposizione è confortevole.                                                                                                                                                                                                                  Ricavata da un antico frantoio, costruita alla vecchia manieracon fango e pietre.                                                                                                                   Mantiene un clima temperato perchè isolata dal caldo e dal freddo.                                                                                                                                                                                                                                            Adatta a chi ama la tranquillità. Clima mite anche in inverno, primavere splendide e profumate, tra boschi di leccio, oliveti e spettacolari spiagge.

se qualcuno è interessato e vuole informazioni può contattarmi via mail.

cambio vita

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la casetta di pietra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa pagina vuole far conoscere un progetto coraggioso.

Penso che il logico futuro del nostro pianeta sia il ritorno alla terra; in alternativa al sistema di guerre, sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, dell’umanità e del mondo animale.

Quello che attualmente caratterizza la nostra epoca ci ucccide e ci sfrutta e da questo è giusto pensare di uscire.

Mi sono trasferita in Sardegna (terra di origine) a luglio del 2015, improvvisamente, di punto in bianco. Provengo da Firenze, e nella città ho trascorso la maggior parte della mia vita.

E’ mia intenzione occuparmi di un terreno, abbandonato da più di dieci anni, da quando è morto mio padre. Il posto ha bisogno di grossi interventi. Il bosco sta invadendo l’oliveto e la zona di quello che era l’orto.

Gli alberi da frutto sono sommersi dai rovi, lo stesso per il canale dell’acqua che dalla sorgente arriva al fiume.

Piove dentro la pinnetta.

Sono anni che il terreno viene usato come pascolo, il terreno è compattato e crescono poche vatrietà di erbe.

Come ha preso piede il progetto.

OSSERVAZIONI

 La prima cosa che ho fatto QUANDO SONO ARRIVATA: andare a riscoprire il posto, passarci del tempo, capire quali sono le sue risorse e ricchezze naturali.

1)L’abbandono del terreno ha fatto si che diventasse un habitat per una certa quantità di animali

Nei cespugli nidificano uccelli insettivori. Ho identificato pettirossi e cinciarelle. Ma ho visto anche svolazzare cornacchie.

In alcune cavità rocciose potrebber

o vivere degli animali. Ho identificato una donnola e un topo di campagna. E un passaggio di cinghiale, inequivocabile.

Ho visto anche uno strano rettile. Tipo un serpente con le gambe, di colore verdastro, lucido, lungo forse 40 cm. Non avevo mai visto in vita mia un simile animale.

LA NATURA E’ UNA GRANDE MAESTRA

Quindi, ho chiuso dlle zone al pascolo, e già adesso si vede la grande differenza e la grande quantità di tipi di erbe che crescono dove è recintato. Stefano e Sara inorridiranno al pensiero, pensando di doversi fare il culo a decespugliare, ma capiranno che non è l’erba che ci da fastidio, anzi. Semmai sono i rovi e i cardi, che alle pecore NON piacciono

Le zone che ho chiuso, sono l’ex orto e la zona della casina (pinnetta) fino a sopra la sorgente.

2)Le erbe cresciute nelle “zone protette” fanno prevedere l’arrivo in massa di coccinelle e api. Inoltre, se prima crescevano solo cardi e finocchi, adesso si intravedono radicchi e cicorie, agli e porri selvatici, calendule e centocchi, cespuglietti di inula viscosa e altre erbe che non conosco.

Nella zona umida, ho identificato giunchi, graminacee acquatiche tipo cannucce in grande quantità, garofani acquatici, menta.

3)Osservando le erbe spontanee capisco la sinergia tra speci.

Dove ci sono i finocchi ci sono anche carote selvatiche e porri. Nella coltivazione dell’orto sinergico è una delle consociazioni raccomandate.

C’è un punto dove si è formato un filare spontaneo di finocchi. Li lascerò dove sono; hanno tutta l’aria di sembrare perenni. Accanto a loro voglio seminare carote e cipolle. Meglio di così. Voglio assecondare la natura. Non credo che farò aiole rialzate. Voglio esattamente sfruttare i dislivelli già esistenti nel terreno: vecchi solchi, sgrufolate di cinghiali, ecc.

USARE QUELLO CHE GIA’ C’E’.

usare gli sfalci secchi per pacciamare, ora che non ci sono ancora semi, e che non si rischia la propagazione. Una buona pacciamatura è la graminacea tipo canna da fiume. Un’altra, sono gli stecchi dei finocchi selvatici. Li ho usati per coprire dove si passa.

SOPRATTUTTO L’OLIVETO HA BISOGNO DI INTERVENTI SERI.

A fine mese (febbraio) verrà un amico ad aiutarci nella potatura.

Le piante sono malconce, il terreno è compattato per l’uso che se ne è fatto con il pascolo. Le erbe che imperano sono cardi e rovi.

  1. una leggera fresatura: Con macchinario adatto. Ma un’altra idea ho rubato dalla memoria storica del mondo contadino.

  2. Le galline e il loro lavoro. Costruire pollai mobili e permettere alle galline di ruspare e beccare in cerca di vermetti. Il triplice vantaggio: a) il terreno viene fresato, senza il pericolo di sciupare le radici più vicine alla superfice e senza intaccare il microsistema nell’immediato sottosuolo. b) le galline pasteggeranno con le larve della mosca olearia rimpiattate nel suolo e nelle drupe cadute dall’albero.c) avremo uova fresche e sane. Questa operazione diminuirà di molto la futura popolazione di questo parassita, e preparerà il campo per la semina di favette, adatte ad arricchire il terreno.

  3. Dare fine al pascolo permetterà ad altre erbe di crescere ed ospitare o attirare insetti utili, di lavorare il terreno con le loro radici, ossigenandolo e nutrendolo dopo lo sfalcio periodico.

    Su questo argomento siamo in disaccordo. I miei compagni d’avventura, ritengono che le pecore diminuiscono di molto il lavoro con il decespugliatore. Il che può essere vero, se non fosse che: le pecore non mangiano i rovi e nemmeno i cardi. Mangiando le erbe e sradicandone alcune impoveriscono il suolo, oltre che compattarlo e asfissiarlo. Nello sfalcio la pianta si lascia a terra creando umus e compost. Quello che ci fa impazzire sono i rovi e i cardi.

I rami sono coperti di licheni e muschio, e c’è molto secco. Molte piante hanno la rogna.

Nel progetto specifico riguardante l’oliveto c’è in primo luogo la potatura e la chiusura al pascolo

(permetteremo al pastore di passare attraverso un corridoio realizzato appositamente); il ripristino del tappeto erboso, e la sistemazione delle reti per la racccolta delle olive (fine ottobre);, la fresatura con i polli, la semina delle favette in tutta la sua area. Prevedo un paradiso terrestre. Alla metà della primavera, sistemare le trappole per la mosca e attirare coccinelle e altri insetti utili con l’impianto di arbusti specifici.

 LA ZONA UMIDA.

Comprende un area di circa 5o metri quadri, e si identifica dalla presenza di piante acquatiche.                                                                             (Sarebbe interessante farne la zona finale di un impianto di fitodepurazione.)

RENDERE ABITABILE IL POSTO                                                                                                                                                                                                       Restauro della casetta di pietra e allestire la cucina da campo in una piazzola adiacente, con aiole di aromatiche.                                               creare una doccia e una scaletta sotto il noce che scende al fiume

  

settembre

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pere selvatiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fichi d'india

 

 

 

 

 

 

 

 

gabbiani che riprendono possesso del loro habitat

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giardino sabbioso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

?

cuglieri

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ferula

 

suelzu

camminata nel monteferru. zona Baddedra

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casteddu ezzu

asfodeli in riposo vegetativo

stavamo cercando le cascate di massa bari, ma abbiamo sbagliato strada e siamo finite in un bosco.
abbiamo notato escrementi di muflone, e se avessimo continuato saremmo arrivate a Seneghe.
eravamo su una strada romana.

escremento di muflone

A Leppe Leppe si vive così

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energia a trazione umana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lavatrice a pedali, il gallo Gallone,

 

rocket stove

fornello costruito con barattoli di latta

questa è la storia di palla di lardo

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Palla di lardo

C’ERA UNA VOLTA UNA GROSSA PALLA DI LARDO, avida e invidiosa, mai sazia; di cibo spazzatura, di “possedere tutto”, di   giudicare gli altri. gelosa delle iniquità della vita (che si sa, è di passaggio). Egocentrica e ormai prossima… a rotolare giù dalla torre. Passava il suo tempo, forse per lei non così prezioso?, ad inventare metodi e sistemi per mettere i bastoni tra le ruote al più debole. nessuno doveva godere di niente. nel suo piccolo e misero mondo “possessocentrico” passava le notti insonni… “Si, farò così, devo marcare il territorio”, proprio come un cane che piscia sui muri. e godeva soddisfatta nel vedere i sogni altrui svanire. “nella merda devi rimanere…” e ancora “creppau” “Si, farò tagliare tutta l’erba del campo, lo farò, perchè lì ci ho pisciato io prima di te” La palla di lardo si gratificava ingurgitando merendine monnezza, e aveva le tette devastate dalle piaghe. Proprio come la nonna snaturata della candida Erendira, che nascondeva monete e lingotti d’oro tra le tette, e morì abbracciando se stessa nel timore che qualcun’altro potesse togliergli “il suo tesoro”

Arrivò, come per tutti i viventi il giorno della dipartita.

I necrofori intenti a ricomporre la salma dovettero fare i conti con il rigormortis

Si consultarono sul terrazzo della casa, da dove si godeva una vista spettacolare, troppo grande per essere imboscata nel reggiseno.

Il vento faceva sventolare le code dei lunghi cappotti neri, e i cappelli a cilindro volarono via volteggiando a spirale.

I lunghi nasi convergevano in un punto ideale.

L’ultimo disperato autoabbraccio.

La posizione di una mummia egizia.

Eppure non sprigionava nessun fascino o mistero. Stava lì, rigida, con le grasse braccia ormai verdastre strette attorno alle enormi tette.

Dovettero fratturargli le ossa per darle una cristiana posizione.

L’oro si era incastonato.

Riuscirono dopo ore di lavoro ad estrarre fino all’ultima moneta.

Nella stanza, uomini sudati per la grande fatica.

Finito il lavoro, e lasciata la salma alla seconda perquisizione, (quella dei parenti) si spartirono il maltolto.

la vecchia cartiera

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Si entra a Tresnuraghes da sud e si imbocca una curva ad U che ci porta in direzione San Marco, verso la torre sul mare di Foghe.

Sulla sinistra, dal ponte che attraversa Riu Marafè, si staglia come una cattedrale gotica. E’ la cartiera, finita di costruire nel 1814 dai Savoia.

pare che non abbia mai prodotto carta.

 

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=21546&v=2&c=2488&c1=&t=1

cavanas

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Ho liberato il noce, quello all’entrata dell’ex orto, eliminando rovi e sradicando rampicanti.

ora si potrà SFRUTTARE come si deve, mangiandone i frutti.

Non è più protetto dalla barriera delle “erbacce” pungenti e invalicabili.

ADESSO CI SONO DELLE FITTE RETI INTORNO, E DI QUELLE SALDATE.

Addio dittatura vegetale e rigogliosa. nessun uccello mangerà più i tuoi germogli e le more dei rovi,

nessun roditore usufruirà delle noci. nessun cinghiale sgranocchierà quelle cadute a terra.

nessuna noce cadrà più a terra restituendone i minerali: E’ FINITA LA PACCHIA.

E’ arrivata la primavera, che a colpi di “cavana” ha portato la demokrazia in quell’angolo di mondo.

ora le noci LE MANGIO SOLO IO. SONO FORTE. MI SEMBRA QUASI D’ESSERE L’0NU.,


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